Il giardino dei ciliegi

 

di Anton Pavlovič Čechov

traduzione Paolo Magelli e Željka Udovičić

regia Paolo Magelli

scene Lorenzo Banci
costumi Leo Kulas
musiche Arturo Annecchino
dramaturg Željka Udovičić

 

con Valentina Banci, Francesco Borchi, Valeria Cocco, Daniel Dwerryhouse, Corrado Giannetti, Elisa Cecilia Langone, Mauro Malinverno, Fabio Mascagni, Paolo Meloni, Silvia Piovan, Luigi Tontoranelli, Sara Zanobbio.

Teatro Stabile della Sardegna - Teatro Metastasio Stabile della Toscana

Teatro Massimo
9-18 dicembre 2011
9/10/16 e 17 ore 21
11 e 18 ore 19
13 e 14 ore 10 (scuole)
15 ore 17

 


Dio, ci hai dato
boschi immensi,
campi sterminati,
orizzonti sconfinati
e, vivendo su questa
terra, anche noi
dovremmo essere
dei giganti...
Lopachin ne Il giardino dei ciliegi

 

Sono mille i modi di affrontare Il Giardino dei ciliegi e cento volte di più i modi di parlarne. Eppure la voglia di realizzare questo testo non cessa mai. Risboccia dentro l'anima, proprio come il fiore della "visciola" (una specie di ciliegia selvatica) che nella sua piena fioritura rimane intatto solo per alcuni secondi: un miracolo di rara bellezza che dura poco più di mezzo minuto. Poi i petali cominciano a cadere e questa immagine della perfezione scompare, lasciando il posto a rami spelacchiati e ad un cimitero di petali.
Parlo della visciola per correggere nella mia memoria un'inesattezza che è ormai divenuta intoccabile sia nello spazio linguistico anglosassone, sia in quello latino: sto parlando del titolo del testo di Čechov, ovvero Il giardino dei ciliegi. In realtà Čechov ha scritto un "giardino delle visciole" e non un "giardino dei ciliegi" e la differenza non sta solo nel fiore, fragilissimo, ma anche nel frutto, che - come spiega il vecchio cameriere, Firs - fu richiesto e utilizzato solo per un breve periodo: poi non lo volle più nessuno e i frutti caduti servivano solo a nutrire gli uccelli e ingrassare la terra, quasi a seguire e imitare la caduta del fiore che li aveva in qualche modo partoriti.
L'allegoria della fragilità della vita, della sua inesorabile staticità abbarbicata in un mondo che tragicomicamente ci consente solo di avvizzire e cadere dal ramo dal quale siamo spuntati, il viaggio dalla bellezza alla deturpazione fisica e spirituale, la velocità con la quale le nostre "culture" - da quella "di classe", filosofica e artistica, a quella "pragmatica" - si perdono nella storia: sono questi i temi che si ripetono senza fine nel Giardino dei ciliegi. Certo Čechov lo fa prendendosi in giro e utilizzando un'ironia comica e dolorosa che ci serve sulla scena, come in nessun altro testo e che ci costringe a "riviaggiare" con cattiveria dentro la nostra vita. La casa di Ljuba è il Teatro e il suo passato è "il giardino": la nostra memoria, la vita che se ne è andata irrimediabilmente.
L'assurdità dell'inarrestabilità del tempo rende tutto tragicamente comico. Le geometrie che disegnano tutti gli incontri dei personaggi, descrivono senza pietà una serie di crudeli, ridicoli fallimenti. Dov'e' l'amore? Perché si vive? E la bellezza non è forse solo nei ricordi?
Sono le domande assillanti che ci riempiono la testa, trasformandosi in una sorta di ritornello minimalista e ossessionante.
Ho trovato l'incontro di lavoro fra le due compagnie, quella del Teatro Stabile della Toscana e quella del Teatro Stabile della Sardegna, esaltante. E lo dico con la responsabilità di chi ha ormai centinaia di ore di prove sulle spalle...

Paolo Magelli

Paolo Magelli, da un anno alla direzione del Metastasio di Prato, è tornato alla sua città natale dopo un lungo percorso, che ne ha fatto uno dei registi più conosciuti della scena europea con più di centoventi spettacoli al suo attivo. Negli anni '80 sarà in particolare Zagabria la sua sede di elezione, ma l'inizio della guerra e il nazionalismo croato lo riporterà in occidente: Francia, Germania, Svizzera, Belgio. Con Tre sorelle di Cechov rientrerà nell'ex Jugoslavia vincendo il primo Festival di Sarajevo dopo la guerra.

 

(Anton Cechov in una caricatura di David Levine)

 

 

Biglietti

platea € 20 intero - € 15 ridotto
loggia € 15 intero - € 10 ridotto