Non prendertela con lo specchio se il muso è storto
Antico proverbio russo
UN INCONTRO
Ed eccoci alla nostra seconda stagione al Teatro Massimo. Un teatro abitato, lo abbiamo chiamato, alludendo alla sua qualità di "casa d'arte", di bottega sempre aperta, di luogo vivo e attivo in ogni suo angolo e in ogni parte della giornata, dove le varie fasi di lavoro e di studio siano in gran parte aperte ai nostri spettatori e ai giovani dell'Università e delle scuole, a cui si offrono seminari pratici e teorici. Ebbene, questa casa, che si avvia a compiere il suo secondo giro di boa, raddoppia anche nel numero dei suoi inquilini. Una novità, molto importante per noi, darà infatti impulso alla nostra futura attività: l'incontro teatrale, artistico e produttivo, tra il Teatro Stabile della Sardegna e il Teatro Metastasio Stabile della Toscana. Non si tratta di un semplice accordo di coproduzione ma di un percorso nel quale le due compagnie, accomunate da profonde affinità di percorsi e di idealità teatrali, si uniranno per dar vita a due spettacoli, sotto la guida dei loro rispettivi direttori artistici. Due principi ispirano questo disegno: da un lato la valorizzazione e la crescita della compagnia stabile, e, dall'altra, la sua apertura ad altri interlocutori, ad altre esperienze, con cui misurare diversità e affinità. Ne nascerà - esperimento inedito a livello nazionale - una compagnia di dodici attori formata dall'innesto armonico e paritario dei due teatri, e impegnata in un percorso che abbraccerà ben due anni di attività.
A MOSCA, A MOSCA! L'ENSEMBLE SI METTE IN VIAGGIO
Il battesimo di questo nuovo ensemble è in realtà già avvenuto in un primo ciclo di prove - che si è appena concluso al Teatro Massimo - de Il giardino dei ciliegi di Anton Cechov, regista Paolo Magelli, direttore artistico del Teatro Metastasio, il cui debutto è previsto a Cagliari in novembre. Durante le repliche e la tournée di questo spettacolo inizieranno le prove della seconda coproduzione, I fratelli Karamazov dal romanzo di Fëdor Dostoevskij, per la regia di Guido De Monticelli, in scena al Massimo nel marzo 2012. Ma a inaugurare questo ciclo di autori russi, componendoli così in un trittico ideale, sarà Lupi e pecore di Aleksandr Ostrovskij, in scena a ottobre al teatro Massimo con la compagnia del TSdS e la regia di Guido De Monticelli.
A questo progetto apparterrà poi una quarta produzione articolata in tre serate. Si tratta di Il paese dell'anima. Vite e racconti dalla Russia, un excursus nel ricchissimo patrimonio di racconti e materiali letterari di autori quali Gogol', Gogol', Turgenev, Cechov, Pasternak, Cvetaeva, letti e interpretati dagli attori del TSdS. Le tre serate saranno rispettivamente curate da Paolo Magelli, Guido De Monticelli e Jean-Claude Penchenat. Quest'ultimo, regista di grande esperienza internazionale, cofondatore, insieme ad Arianne Mnouchkine del Théâtre du Soleil, condurrà, in particolare, la sua serata guidandoci - attraverso racconti, immagini e brani letterari - nell'universo della pittura russa. Ed è un incontro, quello con Penchenat, che preluderà a una futura collaborazione su un progetto internazionale che stiamo attualmente studiando.
Eccoci così al cuore della nostra stagione produttiva, un'incursione nella cultura russa tra otto e novecento, attraverso la messa in scena di quei grandi capolavori. Non ci spinge a intraprendere questo viaggio unicamente un'idea di coerenza culturale (e ricordiamo che proprio il 2011 è l'anno dei rapporti culturali tra Italia e Russia) ma un'esigenza profonda legata ai grandi temi morali e spirituali che proprio in quella cultura sembrano trovare il terreno più fertile. Non c'è forse lingua e cultura, più di quella russa, in cui la meditazione spirituale si sia tanto profondamente intrecciata con la letteratura e il teatro. Dov'è l'amore? Perché si vive?, sembrano chiedersi i personaggi cechoviani. E la bellezza non è forse solo nei ricordi? Il giardino è la nostra memoria, la vita che se ne è andata irrimediabilmente come la fioritura dei ciliegi, splendida ed effimera. E batte, la vita, con tutta la sua furia e la sua sete di risposte, nei Fratelli Karamazov, un grande palcoscenico dove il tema del male e del bene si dibatte e viene dibattuto in tutte le sue varianti, mettendo a nudo una pluralità di concezioni etiche, filosofiche e politiche. E il "male", ovvero la perdita di ogni cognizione di lecito e di illecito, permea di un nero, irresistibile umorismo la commedia di Ostrovskij: i personaggi sono tutti o lupi o pecore e tutti vivono per mangiare o essere mangiati.
La profondità con cui Ostrovskij, Cechov e Dostoevskij hanno indagato nell'essenza dell'uomo e del suo rapporto con i grandi temi dell'etica, della giustizia, dello spirito, dell'amore, nell'epocale volgere del secolo, fanno di questa "materia" un'ideale palestra per la meditazione, il rispecchiamento e l'interpretazione di un'epoca come la nostra. Ed è per questo che ci rivolgiamo soprattutto ai giovani, proponendo loro seminari, prove aperte, momenti di riflessione su quei temi. Il programma sarà arricchito poi da una rassegna cinematografica imperniata sul rapporto tra letteratura russa e grande schermo, promossa tra ottobre e dicembre in collaborazione con la Cineteca di Cagliari.
LA LEGGE, LA LIBERTA', LA GRAZIA: UN GRANDE FESTIVAL DELLA FILOSOFIA
Vista l'intensità e l'importanza dei temi suscitati da questo progetto, sarà promosso, nella prossima primavera, in collaborazione con l'Università di Cagliari, un festival di filosofia dal titolo La legge, la libertà, la grazia. Vi interverranno alcuni fra i più importanti uomini del pensiero filosofico italiano: Remo Bodei, Gustavo Zagrebelsky, Sergio Givone, Vito Mancuso, Margherita Pieracci Harwell, Roberta De Monticelli. Quest'ultima coordinerà il festival in collaborazione con Pier Luigi Lecis docente di Filosofia Teoretica dell'Università degli Studi di Cagliari.
PROGETTO GIOVANI
In conclusione ecco l'esito del bando che il TSdS ha lanciato ai giovani teatranti della Sardegna (ma non esclusivamente) che, già strutturati in compagnia, o riunitisi per l'occasione, volessero presentare un loro progetto di spettacolo. Sui quaranta progetti pervenuti, molti dei quali di notevole interesse, la giuria composta da Paolo Magelli, Lia Careddu, Valeria Ciabattoni, Guido De Monticelli, Mimma Gallina, ha scelto lo spettacolo che sarà prodotto dal Teatro Stabile e programmato a pieno titolo nel proprio cartellone: si tratta di Cabaret emotivo, una fantasia, tra musica, teatro d'attore e di animazione, danza e acrobazia, sul tema dell'uomo e delle sue dipendenze. La regia è di Laura Pazzola, i testi di Luca Rastello.
TEATRO NON RIEDUCABILE. LA FORZA DEL SENTIMENTO E DELLA REALTA'
Un filo rosso sembra correre tra questo nostro progetto produttivo e gli spettacoli che saranno ospiti nel cartellone della nostra stagione. È il filo di un teatro d'arte che non vuol rinunciare ad essere fortemente confitto nel cuore della realtà, ma col gusto di trasfigurarla, di volgerla in immagine, in proiezione della fantasia, in divertimento dell'intelligenza. Alcune delle questioni essenziali che il viaggio attraverso gli autori russi ci porrà - la libertà e la legge, l'individuo e la società, la giustizia e, perché no, l'amore, in tutte le sue possibili declinazioni - riecheggeranno nell'avventura di alcuni giovanissimi italiani che nel 1849 gettarono le basi per idee democratiche che si sarebbero realizzate soltanto un secolo più tardi. Si chiamano Armellini, Mazzini, Saffi, Garibaldi, Mameli, alle prese con quel laboratorio politico e sociale che fu la Repubblica Romana: sono quei ragazzi che ci verranno raccontati da Ascanio Celestini nel suo Pro Patria.
E torneremo in Russia, ma nella Russia di oggi, ancora piagata da censura e violenza. Ottavia Piccolo, in Donna non rieducabile, si calerà nei panni di Anna Politkovskaja, la giornalista moscovita uccisa nel 2006, e darà voce all'urgenza di testimoniare la cronaca di un paese che aspira a diventare democratico.
«Ci hanno insegnato tutto, ma non ci hanno detto nulla sui sentimenti». Abbiamo scelto questa lancinante citazione bergmaniana come epigrafe a tutta la nostra rassegna. Come si adatta perfettamente a Cechov! Come si incunea ferocemente e comicamente nel mondo dei Karamazov! È che Bergman porta in sé, come un dna, la cultura e il soffio spirituale dei nostri classici contemporanei. «Ci hanno insegnato tutto, ma non ci hanno detto nulla sui sentimenti»: ecco qua tutto il mondo di cui siamo dramatis personae, riassunto così, nella leggera crudeltà di un sorriso. E sarà quel mondo a parlarci ancora una volta di noi, in Sarabanda, ideale prosecuzione bergmaniana di Scene da un matrimonio, che Giuliana Lojodice e Massimo De Francovich porteranno al Massimo, in una produzione del Teatro Metastasio per la regia di Massimo Luconi.
Da un teatro dei "sentimenti" a un teatro della realtà e dell'impegno civile. Come si vede è questo lo spettro entro cui si muove il nostro programma. E di impegno civile si può ben parlare a proposto di Lavori in corso di Claudio Fava, un autore da anni concentrato a denunciare i mali che la tolleranza nei confronti della mafia produce al sud. Si tratta qui del ponte sullo Stretto di Messina, o meglio dell'idea del ponte: di una "possibilità" che aleggia sul destino della città siciliana; non un'idea di sviluppo, ma di una contiguità: un ponte da troppo tempo gettato tra impresa, politica e mafia.
In Cerimonia, regia e drammaturgia di Lorenzo Gleijeses, tre persone rinchiuse in una casa giocano a fare teatro. Proiettati al confine tra immaginazione e realtà, in una continua ricerca e perdita d'identità, si muovono sulla scorta di una schiera di poeti maledetti, da Emily Dickinson a Vladimir Majakovskij a Van Gogh a Pier Paolo Pasolini a Jean Genet, uomini e donne che sentirono la vita troppo intensamente per sopportare di viverla, e la cui concezione assoluta ed esclusiva del proprio universo creativo li condusse a compromettere irrimediabilmente la loro stessa esistenza biologica.
E in questo scivolare ai confini dell'esistenza, là dove il sentimento della vita si fa più tragico ed estremo, eccoci a Viaggio al termine della notte. Un attore e un musicista, fra i più originali del momento, Elio Germano e Teho Teardo, restituiscono in una partitura inedita la disperazione grottesca di questo capolavoro di scrittura di Celine. Un succedersi di eventi sonori e verbali per cogliere e comprendere un pessimismo senza speranza, sulla natura umana, sulle istituzioni, sulla società.
Infine dobbiamo tornare a un altro grande classico, a Heinrich Von Kleist, per ritrovare un sublime equilibrio tra sentimento e legge, libertà e obbedienza, inconscio e realtà. Il suo Principe di Homburg sta appeso, come dilaniato, a questo eterno dilemma. Ed è giusto che la nostra stagione sulla forza del sentimento e della realtà si concluda con questo capolavoro kleistiano - la regia è di Cesare Lievi -, nei duecento anni dalla morte dell'autore. Per sapere che l'immaginazione dà senso alla vita e al destino, e da ogni conflitto si esce grazie a un sogno.
Guido De Monticelli
Stagione 2011-2012