Traduzione di Tommaso Landolfi
con Lia Careddu
musiche di Alfred Schnittke
da Gogol' suite
regia Guido De Monticelli
Gennaio: Do 22 ore 21.00 - Sa 28 ore 18.00 - Do 29 ore 17
Febbraio: Do 12 ore 21.30 - Lu 13 ore 21
Uno sgomento coglie Akakij Akakievič, il piccolo copista gogoliano, allorché, recatosi dal sarto per far riparare il suo vecchio cappotto - talmente liso da non esser più in grado di difenderlo dai terribili rigori dell'inverno di Pietroburgo - si sente dire che nessun rattoppo è ormai possibile sul panno ormai ridotto una tela di ragno, che bisogna pensare a un cappotto nuovo. Quello sgomento è sì legato alla considerevole cifra che l'impiegatuccio dovrà racimolare riducendo il già parco consumo di minestra serale e il suo modestissimo regime di vita, ma ancor più indica il profondo smarrimento capace di insinuarsi nell'animo di un uomo quando un evento fatale e inaspettato arrivi a cambiare bruscamente il corso della sua vita. Proprio questo è, per Akakij Akakievič, il cappotto nuovo. Sì, perché l'"omino senza importanza" non aveva vissuto fino a quel momento che con un unico pensiero, potremmo dire, un'unica, esclusivissima, mansione. Tanto esclusiva da apparire più simile a una missione. «Dire che prestava servizio con zelo, sarebbe dire poco; no, egli prestava servizio con amore. Là in quella copiature, era per lui racchiuso tutto il mondo, col suo incanto e la sua diversità». È questo consistere tutto in una punta di pennino, in un filo di inchiostro sulla carta, ciò che permette ad Akakij Akakievič di sopportare, o di non accorgersi neanche degli sbeffeggiamenti e dei tiri mancini dei più giovani colleghi, o delle angherie dei superiori.Ed ecco lo sconvolgimento. Il vento gelido di Pietroburgo è penetrato nelle ossa del piccolo impiegato, scompigliando ogni cosa. L'idea del cappotto nuovo deve farsi strada forzatamente nella sua testa arruffata. È in fondo di una passione che viviamo. E ciò che è piombato tra capo e collo come un terremoto diventa piano piano pensiero dominante, aspirazione, forse ossessione, uno scopo nella vita. «Egli si nutriva spiritualmente, portando nei suoi pensieri, di continuo, l'idea del futuro cappotto».
È di povertà o di ricchezza che ci parla il capolavoro di Gogol'? Di aridità o d'amore?
Certo, il miserabile, infimo scrivano, tutto attorcigliato sulla musica gracchiante del suo pennino, scoprirà le delizie dell'attesa, tanto simili a quelle dell'amore, ma anche - una volta che il nuovo indumento sarà finalmente pronto e consegnato dalle mani amorevoli del sarto - la fugacità del possesso. Per una giornata potrà sfoggiare il cappotto nuovo, prima che gli sia crudelmente trafugato. E Akakij Akakievič non potrà che ammalarsene e rapidamente rendere l'anima sua.
Ma la storia di Akakij Akakievič non finisce qui, ché egli è destinato per qualche giorno a una vita clamorosa dopo la morte, quasi in compenso di un'esistenza oscura. Infatti, presso il ponte Kalinkin di Pietroburgo, uno spettro in veste di impiegato si aggira, e strappa dalle spalle di chiunque, «senza distinzione di grado o di titolo» ogni genere di cappotto.
Lia Careddu, storica attrice del Teatro Stabile della Sardegna, giocherà col racconto di Gogol', con la sinuosità, l'ambiguità, la crudeltà e la tenerezza della narrazione, con l'insorgere dei suoi aspetti grotteschi e fantastici. Avvolta dalle note della bellissima Gogol' suite di Alfred Schnittke, sarà quindi lo "spirito del racconto" - simile in ciò a un attentissimo entomologo che analizzi il suo splendido insetto - ma sarà anche Akakij Akakievič, sarà il sarto, la moglie del sarto, il sottocapufficio, il "personaggio considerevole", in un gioco fatto di distanza e personificazione, di ironia e adesione, amplificato dal suo essere portatrice di uno sguardo (e di una voce) femminile.
Guido De Monticelli
