Trilogia degli occhiali

di Emma Dante

Teatro Massimo
5-10 aprile 2011

Biglietti
Platea Intero € 20 Ridotto €15
Loggia Intero € 15 Ridotto €10

***Lo spettacolo dura tre ore compresi due intervalli. A causa del numero ridotto di spettatori ammessi si raccomanda di prenotare

AcquaSanta
testo e regia Emma Dante
con Carmine Maringola
luci Cristina Fresia
foto Giuseppe Di Stefano
produzione Sud Costa Occidentale

"Mille cose sai tu, mille discopri,
che son celate al semplice pastore.
Spesso quand'io ti miro
Star così muta in sul deserto piano,
che, in suo giro lontano, al ciel confina;
ovver con la mia greggia
seguirmi viaggiando a mano a mano;
e quando miro in cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito seren? Che vuol dir questa
Solitudine immensa? Ed io che sono?"
Canto notturno di un pastore errante dell'Asia
Giacomo Leopardi

"Aggio visto a barriera corallina... e ‘u sole dirimpetto alla luna ca si lanciavano i raggi, li annodavano e li facevano scennere dintra ‘o mare... aggio visto ‘o mare ca pigliava colore... e un pesce spada ca teneva due spade... e ‘na medusa gigantesca ca s'arravugliava nei raggi d'o sole e d'a luna.... e ‘o pesce palla ca dintra d'isso teneva futuro e passato... aggio visto il polipo arlecchino coi tentacoli ‘i tutti ‘i colori e i pisci tropicali ca ci ballavano sopra e sotto... e il Cristo di Rio, aggio visto, ca si tuffava dal Corcovado, a petto ‘i palomma.... aggio visto l'atro lato d'o munnu.... ‘o Giappone... a ro steveno ‘i pisci cu l'occhi a mandorla.... e un galeone di tre secoli fa.... chino ‘i gente che ballava... e che cantava i canzoni ‘i n'a vota... e n'iceberg.... enorme... ca si scioglieva in lacrime di cristallo....dintra all'abisso d'o mare...."
Un uomo si ancora sul palcoscenico, a prua di una nave immaginaria. Sta. Esperto nel manovrare gli ingranaggi che muovono la simulazione della nave, ‘o Spicchiato si salva dalla finta burrasca che mette in scena per rievocare i ricordi della sua vita di mezzo mozzo. È imbarcato dall'età di 15 anni e da allora non scende dalla nave. Non crede alla terraferma, per lui è ‘n'illusione. Sopra la sua testa pende il tempo del ricordo: una trentina di contaminati ticchettìano inesorabili. Poi suonano e tutto tace. Il mare smette di respirare e ‘o Spicchiato rivive l'attimo orribile dell'abbandono. Un giorno la nave è salpata senza di lui, lasciandolo solo, povero e pazzo sul molo di un paese straniero: la terraferma. Proprio lui che senza la nave si sente perso, lui che ha votato la sua vita alla navigazione, lui che giorno e notte ha bisogno di parlare con il suo unico grande amore: il mare. Le voci della ciurma, del capitano, gli rimbombano nella testa e ‘o Spicchiato, cantastorie, tira i fili dei suoi pupi. Nell'attesa del ritorno della nave il mezzo mozzo, attaccato alla prua, diventa di legno come la polena di un vecchio galeone. (Emma Dante)

Il Castello della Zisa
testo e regia Emma Dante
con Claudia Benassi, Valentina Chiribella, Onofrio Zummo
luci Cristina Fresia
foto Carmine Maringola
produzione Sud Costa Occidentale

"Nulla è cambiato.
Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze.
Il gesto delle mani che proteggono il capo
è rimasto però lo stesso.
Il corpo si torce, si dimena e divincola,
fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,
illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.
Nulla è cambiato.
Tranne il corso dei fiumi,
la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai.
Tra questi paesaggi l'animula vaga,
sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,
a se stessa estranea, inafferrabile,
ora certa, ora incerta della propria esistenza,
mentre il corpo c'è, e c'è, e c'è
e non trova riparo."
Wislawa Szymborska

 


"Il castello della Zisa" racconta la storia di un ragazzo down che a causa di una grave malattia si è, da lungo tempo, addormentato. Nicola, assistito dalle sorelle, trascorre le giornate davanti alla finestra con una missione: difendere il castello che ha di fronte. Il quartiere è la Zisa e la sua vita si consuma dentro le quattro mura di una casa popolare. Il guardiano Nicola, con la maschera di drago e guanti di artigli, alza gli occhi al cielo: "è avutu ‘u casteddu d'a Zisa, ma accussì avutu ca ‘un si può vidiri unni finisci. Ci vuole concentrazione per difenderlo, picchì unn'è facile controllarlo tutto! Ci avi tri vucchi granni ca alitano tuttu ‘u iornu, d'a matina a sira: ahhh, ahhh, ahhhh! E l'occhi? Undici d'un lato e chindici di l'avutru... è chinu ‘i finestre stu casteddu! Ogni tanto quacche acidduzzo ci mette l'uovo e cova... hai hai hai!!! hai hai hai! hai hai hai! Ciù detti io ‘u permesso all'acidduzzu di fare l'uovo!"
Sopra il castello, appollaiati, stanno i diavoli. Se li conti da sinistra verso destra sono centodue, se li conti da destra verso sinistra sono due... "Coi diavoli ‘un si babbìa!" Nicola un giorno si sveglia e in pochi attimi ci racconta una favola. (Emma Dante)

 

Ballarini
testo e regia Emma Dante
con Sabino Civilleri, Manuela Lo Sicco
luci Cristina Fresia
foto Carmine Maringola
produzione Sud Costa Occidentale

"Io del mio Amato sono
Sento il suo desiderio su di me
Amico mio vieni
Usciamo per la campagna
Passeremo la notte in mezzo agli orti
Là ti darò il mio latte
Al mattino vedremo
Se la vigna è fiorita
Se gli acini sono spuntati
Se i melograni sono sbocciati
La mandragora manda odore
Tra i frutti acerbi e i maturi
Dietro la porta per te ho nascosto
Quanto c'è di più ricco Amato mio."
Il Cantico dei Cantici


In una stanza due vecchi e due bauli con dentro i loro ricordi. I vecchi ballano. Lui con la testa poggiata sulla spalla di lei. Lei aggrappata alla giacca di lui. Si baciano. Lui la tocca. Lei si fa toccare. Lui le strofina la coscia con una gamba. Lei gli tiene la gamba per non fargli perdere l'equilibrio. Lui si sbottona la giacca e poi la patta dei pantaloni. La stringe a sé. Ha un orgasmo. Lei si soffia il naso e si gratta la coscia. Lui estrae dalla giacca un orologio da taschino: meno 6... meno 5... meno 4... meno 3... Al rintocco della mezzanotte lui fa scoppiare un piccolo petardo. Lui e lei si baciano. Lui infila la mano in tasca ed estrae un pugno di coriandoli. Li lancia in aria festoso. La guarda. Lei lo guarda: "auguri, amore mio." Lui da un baule tira fuori una bottiglia di spumante. Lei dall'altro baule recupera un vecchio carillon. Si tolgono la maschera da vecchi, inforcano gli occhiali e riprendono a ballare. Sulle note de "il ballo del mattone" lui e lei festeggiano un capodanno di tanti anni fa. (Emma Dante)