Alessandro Bergonzoni

Il Teatro Stabile della Sardegna ha scelto Alessandro Bergonzoni come uno dei maestri del linguaggio della scena italiana, un "comico", di assoluta originalità, per riflettere sul ruolo della parola comica nel presente.

Teatro Massimo
7-8 dicembre 2010

Biglietti
Platea Intero € 20 Ridotto €15
Loggia Intero € 15 Ridotto €10

Quanto c'entra il comico con la realtà, con le idee e la creazione? Quanto conta la comicità con il presente? Abbiamo presente che il tempo nella comicità non dovrebbe esistere? Odiare o parodiare, imitazione o limitazione? Ci basta bastarci? Far ridere e tornare in noi? Chi torna in sé, della comicità conosce solo sé stesso e chi guarda, ma non abita l'impossibile, non sprofonda nell'indicibile, nell'inaudito del terzo orecchio e nell'inguardabile del terzo occhio. E spera: spera che la comicità la avvalli chi la riceve o, peggio ancora, chi ne è oggetto, mira e alla fine protagonista (in) volontario.
E poi le parole. Si crede ancora che giocare con le parole sia decidere di usarle, quando invece sono le parole che giocano con e per noi, e l'autorizzato (e non l'autore), lo scritturato (e non lo scrittore) ha "solo" il privilegio, l'energia, la potenza, di enucleare (energia enucleare appunto), di cavare gli occhi a quel flusso di pensiero, a quell'orda metafisica che ci attraversa, ci sovrasta, ci annega e poi ci sputa (fuori). La parola dovrebbe essere l'iceberg, e sotto un pak infinito, misterico, agghiacciante eterno, con venature al sangue bianco, i tripli cuori e i grandi anche: le anche che ci muovono in vita, "l'anche oltre", "l'anche alto", "l'anche altro", dove si genera il riso trasceso e inspiegabile, appunto fatto di altre abilità, di diverso codice, di linguaggio prenatale.


Un laddove nessuno si deve riconoscere in nessuno, niente è comico perché attuale, nulla serve e nulla si addice, il laddove preterintenzionale, il laddove anticommedia, antiquotidiano, la morte della simpatia spiritosa, del sorriso che sorride a sé stesso, dell'ironia padrona e schiava, alibi per non inventare più, ma per prendere in giro... Fine del giro da prendere: si cominci un'altra tromba d'aria, un altro turno delle cose, abbia inizio l'altra genesi, gli ultra corpi invisibili, altri sibili (non più solo sensibili). È la seconda natura, non l'uomo o l'abitudine a sé stesso, non la storia o l'attitudine, non il tempo che passa, ma quello che ci sta passando l'altrove, il crampo cerebrale, è elettricità aerea, simultaneo allo stato puro, bava oceanica, lobo terrestre da cui dobbiamo gettarci nel vuoto, come un sole, spariti una volta per tutte, e sotto quella volta aspettare che al resto delle salite pensino le inclinazioni, altro che le nazioni, i popoli, la piazza, le persone, i vizi...

Ancora caricature, travestimenti, scherzi, burle, sarcasmi??? Traslochiamo dal qui ora e troviamoci chissà e dove, ci penseranno le inesistenze ad indicarci l'insicurezza, (dove han sepolto i capuffici, i maschi, le femmine, le banane, le suore, i politici, i culi, le camere da letto, i bar, i nani, i calvi, le televisioni, i calciatori, i purgatori, le tette), così da evitare di ridirli e di ridurci... Scatola aprimi, induci la tentazione e fa di me gran feto per collegare stilla con ampolla, troppo con stampella e nave con bagliore!
Impediscimi di stare al bar del grembo a copiare il copiato di chi copia, galleggiami ovunque, presentami un Camero, fa che trascenda a ogni fermata, dammi quello di cui non ho bisogno e non mi preoccupare, tanto al resto ci penso io. Non smettere di appiccarmi. (Alessandro Bergonzoni)