drammaturgia e regia di Franco Graziosi
con Paolo Meloni, Maria Grazia Sughi, Luigi Tontoranelli
e, tra i giovani attori che hanno partecipato al laboratorio I ritorni, Michela Atzeni
Questo spettacolo nasce da un ciclo di laboratori che ha visto impegnati, insieme agli attori della compagnia, un ampio gruppo di giovani attori provenienti da tutta Italia.
Minimax
Ottobre 2010
21-22-23 ore 21
24 ore 19
25-26-27 ore 11
Novembre 2010
17-18 ore 11
19-20 ore 21
21 ore 19
23-24-25 ore 11
26-27 ore 21
28 ore 19
Biglietti
Intero € 20 Ridotto €15
Se la Nazione italiana ha un secolo e mezzo di vita, la sua Poesia è nata mille anni fa. E' proprio merito dei poeti se dal rozzo latino parlato dalla plebe nei secoli precedenti l'anno Mille, fiorirà nella penisola un lingua comune a tutte le genti italiche. Lo spettacolo sarà un viaggio condotto con sapiente passione da Franco Graziosi in mille anni di poesia alla ricerca delle radici della nostra lingua. Alla musicalità tutta straordinaria dei versi si intreccerà il racconto della vita dei poeti, in una cavalcata storica appassionante e densa di temi religiosi, teologici, spirituali e politici. Da Jacopone da Todi a Dante Alighieri, da Petrarca a Foscolo a Manzoni, fino ad arrivare alla grande stagione poetica novecentesca di Campana, Montale, Ungaretti, Caproni, Giudici, la parola poetica, con i suoi ritmi sempre diversi, le sue cesure, i suoi accenti, ci farà capire tutta la straordinaria ricchezza espressiva della nostra lingua.
«Perché versi e non prosa? Siamo gente di teatro, la nostra materia è la scrittura drammaturgica. Ma la ragione c'è, ed è nel particolare rapporto che lega l'una all'altra, la prosa e la poesia. La scrittura poetica, il verso, offre alla prosa interessanti soluzioni espressive. L'attore di prosa si impegna in una ricerca psicologica suggerita dalla sua personale esperienza, ma è un lavoro che non sembra curare il valore intimo della parola, l'espressione imprevedibile che nasce dal pensiero che la governa: il "gioco" del teatro è tutto qui. Il nostro "gioco" deve eccitare la fantasia, liberare improvvisazione e imprevedibilità. Quali "attrezzi" possono, dunque, essere utili al nostro mestiere di teatranti, e dove cercarli?
Non ho mai dimenticato il Maestro Mario Pelosini, pisano, insegnante di dizione in versi, il primo anno in Accademia; il suo modo di affrontare la scrittura poetica, il verso, le tecniche suggerite da questa espressione: i ritmi, gli accenti, le cesure. Una incisività che, come scolpisce le immagini nella poesia, così può fare nella prosa, scomponendo il testo teatrale in una scrittura "versificata", tale da rendere possibile la ricerca di quegli "attrezzi", che restituiranno incisività alle immagini, libereranno la fantasia e consentiranno di ritrovare quel "gioco". Ricordiamo sempre che rappresentare non significa fotografare la verità della vita, ma intuizione poetica di "una" verità.
Perché questi poeti, perché queste poesie e non altre? Dico subito che non c'è stato "metodo". Da sessanta anni, accanto alla mia primaria occupazione di attore di prosa, ho sempre avuto una particolare attenzione per la poesia. Lentamente, giorno dopo giorno, ho conosciuto i poeti e i loro versi, ma non ho avuto la possibilità di acquisire una vasta e profonda conoscenza. Leggevo una poesia, mi piaceva, la mettevo nel cassetto della mia memoria. In un percorso che va dalle origini ai nostri giorni, sarebbe difficile ricordare tutto e tutti. Perciò non si tratta di preferenze o esclusioni, soltanto del piacere di riascoltare il suono di quei versi che hanno arricchito il mio lavoro».
Franco Graziosi

Franco Graziosi, attore tra i più rappresentativi del teatro italiano, appena diplomato all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico nel 1953 entra a far parte del Piccolo Teatro di Milano dove svolge gran parte della sua carriera. È tra i maggiori protagonisti dei grandi spettacoli di Giorgio Strehler. Oltre allo straordinario bagaglio di sapienza e conoscenza teatrale che porta con sé, sviluppa, nell'arco della sua vita un intenso rapporto con la poesia e la dizione del verso che considera un fondamentale viatico all'espressione teatrale.
