da Fëdor Michailovič Dostoevskij
regia Guido De Monticelli
Con Valentina Banci, Francesco Borchi, Daniel Dwerryhouse, Corrado Giannetti,
Elisa Cecilia Langone,Mauro Malinverno, Fabio Mascagni, Paolo Meloni, Silvia Piovan,
Cesare Saliu, Mariagrazia Sughi, Luigi Tontoranelli
Teatro Stabile della Sardegna - Teatro Metastasio Stabile della Toscana
Teatro Massimo
21/25 marzo 2012 (Cedac) da merc 21 a sab 24 ore 20.45 - dom 25 ore 19 - turno M mar 20 ore 17 - turno S ven 23 ore 16.15
26 e 27 marzo 2012 ore 21
anteprima 19 e 20 marzo
L'inferno è la sofferenza
di non poter
più amare
Padre Zosima ne
I fratelli Karamazov
«Se anche dovesse rimanere un solo buon ricordo nel nostro cuore, anche quello potrebbe servire un giorno per la nostra salvezza», con queste parole Alëˇsa, il più giovane dei fratelli Karamazov, si rivolge alle sue più care creature, ai bambini che, sul finire del libro, hanno accompagnato la piccola bara del loro compagno Iljuˇsa, morto di tisi, nel suo ultimo viaggio. È il "discorso presso la pietra", che Alëˇsa pronuncia a coloro che presto saranno uomini, e nel quale è chiara l'allusione a un altro famoso discorso, il Discorso della Montagna. Un manipolo di bambini scorrazza per le pagine dei Fratelli Karamazov. Sono lo specchio di un'innocenza spesso oltraggiata e violata, che farà dire a Ivan Karamazov al fratello Alëˇsa: «...se le sofferenze dei bambini servissero a raggiungere la somma delle sofferenze necessarie alla conquista della verità, allora io dichiaro che tutta la verità non vale quel prezzo». I fratelli Karamazov, ultimo romanzo di Fëdor Dostoevskij (pubblicato a puntate su "Il messaggero russo" a partire dal gennaio 1879, lo scrittore riuscì a completare l'ultimo capitolo solo pochi mesi prima di morire) sono un grande palcoscenico dove il tema del male si dibatte e viene dibattuto in tutte le sue varianti, in una "orchestrazione polifonica" - secondo la definizione di Bachtin - che mette a nudo e dispiega una pluralità di concezioni etiche, filosofiche, sociali e politiche. Sullo sfondo la figura luminosa di padre Zosima, presso il cui monastero il giovane Alëˇsa fa il suo noviziato. Ma Alëˇsa viene mandato nel mondo dal suo padre spirituale, lontano dalla dolcezza del maestro, dove c'è più bisogno di lui, là dove si consuma un'azione divorante e torbida in cui sono implicati i fratelli e il padre e una miriade di altre creature intrappolate nell'eterna lotta tra il bene e il male: è un lacerante viaggio nell'"umano" nel quale la conoscenza che il giovane, dotato di amore evangelico, fa dei fratelli - Dmitrij, assatanato dall'eros come il padre, ma anche capace di grande nobiltà, e Ivan, preda di una libido della ragione che lo porta a farsi negatore di Dio - si fa frutto amaro e insieme dolcissimo di rinnovamento spirituale. Ivan vuole restituire a Dio il biglietto per quel paradiso che costi la sofferenza anche a un solo bambino. Ma in Alëˇsa, che eredita la parola di padre Zosima, si incarna il sogno di Dostoevskij, e il presagio che il regno di Cristo si instaurerà sulla terra e non in un ipotetico aldilà, perché l'amore universale vincerà il dolore e la morte e la terra tornerà come alle origini.
Guido De Monticelli

(illustrazione di Pia Valentinis)

