Nozze di sangue

di Federico Garcia Lorca
traduzione Marcello Fois
drammaturgia Marcello Fois e Serena Sinigaglia
regia Serena Sinigaglia
musiche originali Gavino Murgia
scene Maria Spazzi
costumi Federica Ponissi
luci Loïc François Hamelin
regista assistente Rosalba Ziccheddu
assistente alla regia Omar Nedjari
assistente alle scene Mariapaola Di Francesco
assistente ai costumi Giada Masi
direttore di scena Pietro Paroletti
macchinista Lisa Guerini

coproduzione Teatro Stabile della Sardegna e ATIR

con Maria Grazia Bodio, Marco Brinzi, Lia Careddu, Mattia Fabris, Sax Nicosia, Isella Orchis, Cesare Saliu, Sandra Zoccolan

  • Sa mama (la madre)                                              
    Lia Careddu
  • S'isposa (la sposa)                                                
    Sandra Zoccolan
  • Sa muzere (la moglie)                                            
    Isella Orchis
  • Sa teracca (la domestica) - Sa bichina (la vicina)    
    Maria Grazia Bodio
  • Lenardu (Leonardo)                                              
    Mattia Fabris
  • S'isposu (lo sposo)                                                
    Marco Brinzi
  • Su babbu (il padre)                                               
    Cesare Saliu
  • La luna - La medicante                                          
    Sax Nicosia 

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(foto Daniela Zedda)

“Si trattò di avvenimenti, immagini, suoni il cui senso si formò allora,
ma che non furono percepiti né definiti per mezzo delle parole;
stanno al di là delle parole, e sono più profondi e ambigui delle parole”

Elias Canetti

La storia passionale e appassionata, un'emozione teatrale intensa, l'incontro della lingua spagnola, italiana e sarda e di due generazioni d'attori. Federico Garcia Lorca è il massimo poeta di lingua spagnola e uno dei principali rappresentanti del teatro moderno. La sua opera e la sua vita sono intrise sia di vicende brillanti come l'incontro e le relazioni artistiche con le maggiori avanguardie degli anni venti e trenta, rappresentate da Luis Buñuel e Salvador Dalì, sia di esperienze personali accettate dolorosamente, come l'omosessualità, per la quale, oltre che la sua fede repubblicana, verrà fucilato nel 1936 dai falangisti seguaci di Francisco Franco. Nonostante ciò la sua poesia e il suo teatro hanno resistito alla dittatura diffondendosi in tutta Europa, varcando i confini del tempo sino ai giorni nostri per la sua straordinaria attualità poiché tratta dell'uomo e delle sue passioni elementari in una forte compenetrazione tra sogno e realtà.
Nozze di sangue ne è un esempio per vari motivi, tra tutti quello di proporsi come una tragedia corale, intensamente vissuta non solo dai protagonisti, ma anche dalle molte figure "minori" che, proprio come nel coro della tragedia classica, fungono da commento, o da narratori di quello che non si vede in scena né si può spiegare razionalmente, ma di cui si può soltanto cogliere la fatale necessità. Una tragedia in cui emozioni, sentimenti e passioni sono protagonisti assoluti. Gli uomini e le donne perdono la capacità di controllare il proprio cuore, che diventa motore di un dramma che è nell'aria fin dalle prime battute.


(foto Daniela Zedda)

NOTE DI REGIA
"A me interessa più la gente che abita un paesaggio che il paesaggio stesso. Posso starmene a contemplare una montagna per un quarto d'ora; ma poi subito dopo corro a parlare col pastore o col tagliaboschi di quella montagna. Nello scrivere, uno ricorda questi dialoghi e sorge l'espressione popolare autentica. Io ho un grande archivio nei ricordi della mia infanzia fatto delle parole della gente. E' la memoria poetica, e questa rispetto. Per il resto, i credi, le scuole estetiche, non mi preoccupano. Non ho nessun interesse nell'essere antico o moderno, ma nell'essere io, naturale. Nella nostra epoca il poeta deve aprirsi le vene per gli altri. Per questo io mi sono dato al teatro drammatico, che ci permette un contatto più diretto con le masse."

Federico Garcia Lorca

La scrittura di Lorca mi ha catturata fin dalla prima lettura. E' intensa, misteriosa, è pulsante di vita e di bellezza. Come restituire quella straordinaria energia che scorre tra le righe del poeta? Questa è sempre la questione centrale quando devi passare dalla parola scritta a quella parlata, quando dei fogli di carta inerti devono trasformarsi in spazio, corpi, suoni, colori e soprattutto parole pronunciate. E' un passaggio incerto e complesso, come una vera e propria rianimazione: massaggio cardiaco, defibrillatore, tempi di recupero e poi tutti in silenzio ad ascoltare se il cuore ha ripreso a battere. Un testo scritto contiene la vita in potenza, un allestimento teatrale è la trasformazione di quel potenziale in un fatto. Ogni volta che leggevo Nozze di sangue, percepivo che, nonostante la bravura del traduttore, l'italiano non era la lingua viva di cui aveva bisogno il testo. Era come se si usasse un defibrillatore rotto o troppo poco avanzato per l'operazione delicata che si andava a fare. Quale lingua per Lorca? La sua, certo, e oltre alla sua? Esistevano possibilità altre senza decretare la morte dell'operazione già sul nascere? Serviva una lingua che non fosse frutto di un compromesso intellettuale e borghese come l'italiano, lingua convenzionale e trasversale buona per ogni occasione ma distante dalla lingua reale che la gente realmente parla e ha parlato. Serviva una lingua di terra e di sangue, intrisa dei luoghi e delle persone che la parlano. Una lingua che è già storia di faide, di confini difesi e violati, di campi arsi, di coltelli, di parole impronunciabili, di silenzi violenti. Una lingua antica, che scorre nei geni di chi l'ha parlata o meglio vissuta. La Barbagia, che è l'entroterra del nuorese, presenta tutte queste caratteristiche linguistiche e antropologiche. Sia perché la Sardegna è stata dominata per quattro secoli dagli spagnoli, sia perché è un'isola che ha conservato una sua orgogliosa distanza dalla terraferma, in un isolamento culturale e sociale, che è consapevolezza identitaria e al contempo cocciuta resistenza al cambiamento, all'innovazione. Bodas de sambene è dunque una spericolata sperimentazione linguistica che sposta la vicenda lorchiana in mezzo alla dura campagna barbaricina, dove avvenivano gli stessi fatti di sangue descritti da Lorca. Una società chiusa dove valeva la legge mai scritta del taglione, dove qualsivoglia anelito di libertà veniva punito dalla comunità con la morte o forse ancora peggio con l'isolamento assoluto, dove bigottismo e superstizione si amalgamavano in una mistura terribile e bellissima insieme di natura e spirito. La Barbagia dei primi anni del ‘900 come defibrillatore per il mondo lorchiano di Nozze: parole, storie, volti, colori, che posso sperare di rianimare oggi, perché già vivi un tempo e presenti ancora (ed è stupefacente quanto!) nella storia di tante persone che vissero e vivono in quei luoghi, luoghi che sono certamente molto più vicini a noi italiani dell'Andalusia spagnola degli anni ‘30. Non si può rianimare ciò che non ha mai vissuto, si può rianimare solo tutto ciò che ha vissuto, non importa quando, non importa dove purché sia esistito, purché abbia pulsato di vita. E più quella vita ti ha riguardato e ti riguarda, più l'operazione promette di riuscire con successo. Solo allora, solo a rianimazione avvenuta, potremo realmente godere della forza libertaria che accompagna il gesto della sposa, della passione che travolge Leonardo e distrugge i vincoli coercitivi di una cultura chiusa e vendicativa che rifiuta ogni diversità, della forza spaventosa che arma le parole della madre e i gesti dello sposo, della maldicenza beghina che come benzina sul fuoco spinge al sangue e al dolore senza ritorno. Solo allora le parole di Lorca riemergono nella loro forza primordiale, a ricordare le eterne contraddizioni dell'uomo, che sa amare e odiare come la natura che l'ha generato e che da queste contraddizioni ne emerge con un grido soffocato di cui non potrà mai conoscerne il fondo.

Serena Sinigaglia