L'UNIONE SARDA 22-05-2011

 

"Il canto dell'isola bambina" è tra i cavalli di battaglia del Teatro Stabile della Sardegna. Andò in scena per la prima volta più di dieci anni fa. Da allora, la pièce ispirata alla nostra terra vista con gli occhi degli stranieri tra l'Ottocento e il secondo dopoguerra si è affacciata più volte nelle programmazioni della storica compagnia cagliaritana, e con gli interpreti più disparati: Paolo Bonacelli, Mariano Rigillo, giusto per citarne qualcuno.
Dopo due lustri di repliche in lungo e in largo per l'Isola, nei giorni scorsi ha fatto tappa a Monserrato con un nuovo allestimento nella bella cornice offerta dal Museo delle Ferrovie della Sardegna. Un luogo della memoria in perfetta sintonia con una narrazione completamente immersa in una scenografia più che mai autentica: i binari, una vecchia locomotiva a vapore, una carrozza di terza classe, la stessa, sulla quale nei primi del Novecento viaggiò anche il celebre scrittore inglese David Herbert Lawrence, autore di "Mare e Sardegna".
Così, tra fantasia e realtà, musica e prosa, suggestioni e giochi ritmici vocali, spirito d'avventura e intrecci linguistici, lo spettacolo trasporta con sé i contos de foghile, i racconti del focolare (le fiabe della tradizione che qui troviamo mescolate con aneddoti dai significati rituali), unitamente ai racconti di intellettuali, religiosi ed esploratori, che l'Isola l'hanno conosciuta e amata. Un viaggio nel tempo e nei ricordi dove si fanno largo le parole di Salvatore Satta e Giuseppe Dessì, e i resoconti di Antoine Claude Pasquin detto Valery, conservatore delle biblioteche reali di Carlo V di Borbone, che visitò la Sardegna nel 1834; Antonio Bresciani, sacerdote tirolese studioso delle usanze del popolo sardo; Heinrich von Maltzen, esploratore tedesco interessato all'archeologia della nostra Isola; Alberto La Marmora, il generale-scienziato autore del famoso "Voyage en Sardigne".
Figure a cui Luigi Tontoranelli, Cesare Saliu, Corrado Giannetti, Marco Spiga, Paolo Meloni, danno volto e parola. «È come se attraverso questo viaggio in una terra incontaminata, affrontato a bordo di trenini, omnibus e carretti, ognuno dei personaggi avesse riscoperto un'infanzia lontana. Il titolo dello spettacolo è stato preso in prestito da una frase di La Marmora», spiega Guido De Monticelli, regista della messinscena.
Una messinscena che vive anche di numerose presenze femminili, Maria Grazia Bodio, Lia Careddu, Isella Orchis, Maria Grazia Sughi, Rossella Faa, Gisella Vacca, e del contributo musicale di Matteo Porcu, violino, Gianfilippo Piga, pianoforte, Nicola Pisu, clarinetto, Alberto Cabiddu, percussioni. Prossime repliche, martedì e mercoledì, sempre nel Museo delle Ferrovie in via Pompeo. In settembre "Il canto dell'isola bambina" farà tappa a Mandas.
Carlo Argiolas