
Continua il viaggio del Teatro Stabile della Sardegna nella letteratura russa, dopo il debutto dei primi due spettacoli del trittico "Il paese dell'anima". Domani, al teatro Massimo, alle ore 21, debutta "Il cappotto di Gogol" interpretato da Lia Careddu per la regia di Giudo De Monticelli che, dopo il debutto cagliaritano, approderà al Teatro Franco Parenti di Milano. Lia Careddu, attrice del Teatro Stabile della Sardegna fin dalle origini, affronta un grande classico dell'umorismo e dà vita a una narrazione fantastica, giocosa e a tratti grottesca, entrando con tenerezza e crudeltà fra le pieghe del racconto e estraendone uno a uno i suoi piccoli e ridicoli personaggi, ognuno con una sua mania, una sua lingua, una sua idea del mondo. Avvolta delle note della scatenata e teatralissima Gogol' suite del compositore russo Alfred Schnittke, Lia Careddu sarà quindi lo "spirito del racconto" - ma sarà anche lo scrivano Akakij Akakievic, sarà il sarto, la moglie del sarto, il sottocapoufficio, il "personaggio considerevole", in un gioco fatto di distanza e personificazione, d'ironia e adesione, amplificato dal suo essere portatrice di uno sguardo (e di una voce) femminile.
È la storia di Akakij Akakievic, piccolo copista che recatosi dal sarto per far riparare il suo vecchio cappotto - talmente liso da non essere più in grado di difenderlo dai terribili rigori dell'inverno di Pietroburgo - si sente dire che nessun rattoppo è ormai possibile sul panno ormai ridotto una tela di ragno, che bisogna pensare a un cappotto nuovo. Quello sgomento è si legato alla considerevole cifra che l'impiegatuccio dovrà racimolare riducendo il già parco consumo di minestra serale e il suo modestissimo regime di vita, ma ancor più indica il profondo smarrimento capace di insinuarsi nell'animo di un uomo quando un evento fatale e inaspettato arrivi a cambiare bruscamente il corso della sua vita. Proprio questo è, per Akakij Akakievic, il cappotto nuovo. Si perché l'"omino" senza importanza" non aveva vissuto fino a quel momento che con un unico pensiero, potremmo dire, un'unica, esclusivissima, mansione. Tanto esclusiva da apparire più simile a una missione. «Dire che prestava servizio con zelo, sarebbe dire poco; no,egli prestava servizio con amore. Là in quelle copiature, era per lui racchiuso tutto il mondo, col suo incanto e la sua diversità».
Ed ecco lo sconvolgimento. Il vento gelido di Pietroburgo è penetrato nelle ossa del piccolo impiegato, scompigliando ogni cosa. L'idea del cappotto nuovo deve farsi strada forzatamente nella sua testa arruffata. È in fondo di una passione che viviamo. E ciò che è piombato tra capo e collo come un terremoto diventa pian piano pensiero dominante, aspirazione, forse ossessione, uno scopo nella vita. «Egli si nutriva spiritualmente, portando nei suoi pensieri, di continuo, l'idea del futuro cappotto». È di povertà o ricchezza che ci parla il capolavoro di Gogol'? Di aridità o d'amore? Repliche il 28 gennaio (ore 18) il 29 gennaio (ore 17), il 12 febbraio (ore 21,30) e il 13 febbraio (ore 21).
