L'UNIONE SARDA 23-01-2012

Esiste una cultura che l'Italia migliore attende di vedere diffusa in ogni strato della vita del paese: la cultura della legalità, quella che dice no alla mafia e a tutte le mafie. Quella stanca di constatare, con desolazione, che a Palermo non bastano più le vie da dedicare ai morti ammazzati.
E c'è un teatro, drammatizzato da Claudio Fava e realizzato da Ninni Bruschetta, che è serio esempio di impegno civile e capacità artistica, proprio quando la cronaca informa che il Consiglio dei ministri ha sospeso il finanziamento del Ponte sullo stretto di Messina, opera da record mondiali.
Dal pubblico del Massimo di Cagliari sono piovuti applausi veri, da scorticarsi le mani, sullo spettacolo "Lavori in corso", nel cartellone dello Stabile della Sardegna. Apprezzabilissima l'efficacia della scrittura, capace di infilare, accanto a verità pesanti, scorci di autentica vis comica, rinunciando alla retorica della denuncia. Ed eccellente il cast che dedica la recita allo scrittore Vicenzo Consolo, scomparso nei giorni scorsi.
Un'idea del ponte è presente sul palco nelle scene di Mariella Bellantone. Lo spettacolo si apre però con la conversazione tra un ministro (Maurizio Marchetti è straordinario) e un lavoratore extracomunitario (lo interpreta Faisal Taher) sul treno che deraglierà a Rometta. Otto morti e 47 feriti, il bilancio nero frettolosamente dimenticato. Ma non da un ferroviere in pensione (splendidamente personificato da Antonio Alveario) che ricorda le cause della sciagura: la mancanza di manutenzione della ditta in subappalto. È la mafia c'entra, con nomi e cognomi.
"Quali morti? Noi dobbiamo pensare ai vivi", dichiara il ministro che svela i meccanismi con cui lo stato organizza gli appalti e il crimine vi mette le mani. Qualche cifra, per informare lo spettatore, sull'appalto del Ponte di Messina, caldeggiato per quarant'anni: quintali di carta accumulat, undici volumi di atti istruttori, sedicimila pagine tra studi, svariate perizie, 93 milioni di euro il progetto di Messina. Ma qua l'attore sfonda la quarta parete e aggiorna i dati, rispetto all'epoca in cui il testo è stato scritto: ora sono oltre 270 i milioni, anzi di più.
Soldi pubblici da spendere mentre quotidianamente la realtà è in nomi come "Espresso" e "Rapido" per i treni che impiegano sette ore di percorrenza. Nel cantiere per il ponte il pensionato porrà altre domande a un operaio (David Coco), che metterà il cartello titolo dello spettacolo: la questione del vento, quella della zona sismica. Ma l'operaio vuole parlare anche dei suoi morti, nel quartiere palermitano Brancaccio in cui operava Don Puglisi, un prete coraggioso. È c'è pure un soffio di speranza nella bella ballata di Tony Canto, in scena con gli attori. Il teatro chiede, la realtà ancora non risponde.

Manuela Vacca