L'UNIONE SARDA 9-2-2011

Telemaco? Performer di avanspettacolo

Penelope, dolce figura addobbata da perseveranza e fedeltà coniugale. Aspetta l'astuto Ulisse, quel marito lontano da Itaca ed eroe del poema omerico assetato di conoscenza e cedevole alla carne. Più ai margini attende il ritorno anche Telemaco, il loro figlio. Chi degli uomini non vorrebbe essere il mercuriale Ulisse? Persino Dante, che pure l'ha punito nella sua Commedia . Ma mettersi nell'ottica del figlio dell'eroe? Succede in Odissea , premiato con l'Hytrio 2009, scritto, diretto e interpretato da Mario Perrotta, finalista nel 2008 nel Premio Ubu, in scena al Ridotto del Massimo di Cagliari.
Perrotta raccoglie umori e malumori di Telemaco e lo erge a protagonista di orgoglio paterno e dolore filiale, togliendolo dal mito classico e deponendolo in una nuova riva immaginaria del ventunesimo secolo. In un Salento che ritaglia i suoi spazi in Italia tra cinematografia e palchi teatrali, il Telemaco di Perrotta è un performer di avanspettacolo. Grida il suo amore/odio per il padre, stanco di una madre reclusa e del giro di gente in assedio. Secondo una formula di teatro-canzone, narra e canta accompagnato dai musicisti Mario Arcari e Maurizio Pellizzari. "Hai mai visto questo lui?", chiede nella rievocazione paterna. Afflitto di assenze, muove il suo racconto dal pescatore Antonio, uomo di silenzio quasi mafioso, di un silenzio che può pesare più delle parole. Intorno l'epico nel contemporaneo. L'Odisseo sconfigge il Ciclope dentro la sua caverna/clinica di organi umani. Partecipa all'orgia di occidentali nel bordello di Circe affollato di adulte e bambine, ché oggi il turismo sessuale esiste eccome. Odissea esprime una rivisitazione interessante per scelte stilistiche e per nuovi punti di vista di un figlio che per non impazzire di silenzi decide di fare spettacolo.
MANUELA VACCA