UNIONE SARDA 25-10-2011

Chi è lupo, chi è pecora? Sembra certo che i lupi morirebbero di fame se non prosperassero le pecore, ma ci si potrebbe anche scambiare i ruoli. E' la provincia russa di possidenti in declino quella scelta dal prolifico drammaturgo Aleksandr Ostrovskij nella commedia "Lupi e pecore" che il Teatro Stabile della Sardegna ha realizzato sotto la regia di Guido De Monticelli in occasione della nuova stagione di prosa al Massimo di Cagliari.
Una produzione inserita nel progetto " A Mosca, a Mosca!". In sostanza, un viaggio nella cultura e nella spiritualità russa che fa fermate nello spazio del Minimax fra teatro, cinema (con la collaborazione della Cineteca di Cagliari), letture poetiche, incontri e capolinea in un festival di filosofia per sviscerare i temi della giustizia, dell'etica, dell'amore e dello spirito indagati dagli autori russi.
Ostrovskij scrive il testo, nel 1875, ispirandosi a un fatto di cronaca giudiziaria dell'anno precedente, in cui la badessa di un monastero, alla guida di una comunità benefica, viene accusata di falso ed estorsione. L'accusata, riuscita ad avere diverse firme su cambiali in bianco, si era così difesa: non intendeva perseguire un utile personale ma, semplicemente per il fine benefico, aveva agito senza più poter distinguere tra il lecito e l'illecito.
Dov'è dunque il confine tra il male e il bene? Come si distingue? Nel lavoro dell'autore di Mosca la badessa diventa una vecchia proprietaria terriera ancora potente nel governatorato benchè in decandenza (lo interpreta efficacemente una concentratissima, benchè infortunata, Maria Grazia Sughi). E intorno si muovono personaggi - infidi, ingenui, macchiavellici, stolti, arrivisti - che per sistemare affari finiscono col tramare, sino a quando un affarista intraprendente diviene proprietario dei boschi circostanti, in un'area che vedrà crescere di valore per la programmata costruzione della ferrovia transiberiana.
I lupi sono intorno a noi, e le pecore si fanno mangiare. E se le donne possono essere lupi decisamente meglio quello che finire nel gregge. Il cane, il migliore amico dell'uomo, l'unico amico per il personaggio Apollon, Tamerlano, è stato mangiato dai lupi in pieno giorno, si narra nel nero finale.
Il regista dirige un cast dove nessuno sfigura. Anzi. Nemmeno le giovani attrici Valeria Cocco e Mariagrazia Pompei, che affiancano i professionisti della compagnia cagliaritana, Corrado Giannetti, Paolo Meloni, Marco Spiga, Maria Grazia Sughi e Luigi Tontoranelli nei costumi di Zaira de Vincentiis.
Lo spettacolo con notevoli momenti divertenti e che soffre però di un'eccessiva lunghezza, ha subito un cambiamento in corsa con - necessariamente - nuove scelte registiche a causa dell'incidente capitato all'atrice il giorno del debutto ( una volta calato il sipario).
Costretta a stare sempre sul palco, tra le scene di Arianna Caredda, (la veletta nera calata sul volto a indicare l'assenza) Maria Grazia Sughi consegna una prova riuscita in una messinscena lodevole per la direzione e l'interpretazione.
(m.va.)