L'UNIONE SARDA 22-01-2012

 

Qual è l'istante esatto in cui nasce una rivoluzione? Una tra le domande da cogliere e appuntarsi scorrendo le pagine della letteratura russa, durante il nuovo viaggio intrapreso dal Teatro Stabile della Sardegna, nel progetto "A Mosca, a Mosca!". "Il paese dell'anima" è il titolo dell'operazione che, al Massimo di Cagliari, porta in scena - con repliche sino al 15 febbraio - vite e racconti della Russia in tre allestimenti, ognuno con un regista diverso. Un Trittico che vuole afferrare la Russia letteraria e di cui il terzo spettacolo debutta oggi. Alle 21 il sipario si alza per Lia Careddu diretta da Guido De Monticelli ne "Il cappotto di Gogol".
Una prima nazionale che approderà poi al teatro Franco Parenti di Milano.
Nei giorni scorsi hanno debuttato gli altri appuntamenti. Sul palco tre protagoniste: la stessa Careddu assieme a Isella Orchis e Maria Grazia Bodio, dirette nel primo spettacolo, Parigi,Mosca,Parigi...", da Jean-claude Penchenat e nel secondo, "Leggere Anton Pavlovic:Anna al collo", da Paolo Magelli. Regie differenti, con le attrici impegnate soprattutto a leggio. Il lavoro del regista francese si interroga su come gli artisti russi vissero e narrarono in una Parigi d'arte e di rifugio durante la rivoluzione del 1917. Follia, delazione e censura da un lato. Insonnia, privazione e terribile condizione di apolide dall'altra. La felice scelta dei brani fa giungere al pubblico la poesia delle voci di Nina Berberova, Marina Cvetaeva e Irene Nemirovsky.
Peccato soffra, purtroppo, di una piattezza nel ritmo.
Nel secondo spettacolo il regista italiano, guardando al contemporaneo e al mito del successo, sceglie un racconto di Cechov. L'eroina diventa prigioniera della futilità e la discesa nell'animo umano viene trattata da Magelli in maniera originale, chiamando le attrici a farsi partecipi del meccanismo accattivante. Due lavori che hanno il merito di riaprire la finestra sulla Russia e sulla grande letteratura.
(m.va.)