di e con Mario Perrotta
musiche originali eseguite dal vivo: Mario Arcari (oboe, clarinetto, batteria), Maurizio Pellizzari (chitarra, tromba)
collaborazione alla regia Paola Roscioli
durata: 1 ora e 15'
Compagnia del Teatro dell'Argine
Premio Hytrio 2009 alla Drammaturgia
Finalista Premio UBU 2008 Migliore Attore
Minimax
5-7 febbraio 2011
Orario spettacoli
sabato 5 ore 21
domenica 6 ore 19
lunedì 7 ore 11
Biglietti
Intero € 20 Ridotto €15

(foto Luciano Paselli)
Lo spettacolo
"Questa sera mi affitto due musicisti, li porto nella piazza del paese e faccio il botto! ‘Stasera succede un casino,,,". Così entra in scena Telemaco - figlio di un Ulisse mai tornato - e comincia il suo spettacolo d'arte varia. Non risparmia nulla, a sé stesso e agli altri: racconta, come sa e come può, la sua versione dei fatti. E ogni sentimento si fa carne viva sulla scena e diventa corpo, parole in musica, avanspettacolo, versi sciolti e danza, odissea a brandelli di un ragazzo che non sa tenere insieme i cocci di una storia - quella di suo padre - che non sta più in piedi. Per Telemaco il tempo dell'attesa è scaduto: è ora di fare spettacolo.
La mia Odissea
C'è un personaggio nell'Odissea che, da sempre, cattura la mia attenzione, un personaggio che molti non ricordano neanche: Telemaco. Ho provato a chiedere in giro e, difatti, molti ricordano il cane di Ulisse - Argo, mi pare... - ma non il figlio. Io, invece, ne ho sempre subito il fascino, perché la sua attesa è carica di suggestioni. Telemaco non ha ricordi di Ulisse, non l'ha mai visto, non sa come è fatto, non sa il suono della sua voce: per Telemaco, Ulisse è solo un racconto della gente. Ed è proprio questa assenza ad aprire infinite possibilità nei pensieri di Telemaco. Lui è l'unico personaggio dell'Odissea che può costruire un'immagine di Ulisse calibrata a suo piacimento. I pensieri di Telemaco, forse, sono l'unico luogo dove Ulisse può essere ancora un eroe. Ma gli eroi durano il tempo di un romanzo e questo Telemaco lo sa... E' così che ho disancorato Telemaco dal tempo degli eroi e l'ho trascinato qui, nel ventunesimo secolo, avvilito da una madre reclusa in casa; assediato dalla gente del paese che, non sapendo che fare tutto il giorno al bar della piazza, mormora della sua "follia" e della sua famiglia mancata; circondato dal mare del Salento, invalicabile e affamato di vite umane. Solo così potevo immaginare un'odissea mia, contemporanea, solo portando la leggenda a noi, in questo nostro tempo così disarticolato e privo di certezze. E dunque si mescolano nello scrittura il mito e il quotidiano, Itaca e il Salento, i versi di Omero e il dialetto leccese, legati insieme da una partitura musicale rigorosa, pensata ed eseguita dai musicisti che mi accompagnano in questo lavoro e diventano anch'essi, con i loro molteplici strumenti, voci musicali del racconto. (Mario Perrotta)

