Giochi di famiglia
di Biljana Srbljanovic
traduzione Paolo Magelli
drammaturgia Željka Udovičič
regia Paolo Magelli
scene Lorenzo Banci
progetto luci Roberto Innocenti
costumi Leo Kulas
musiche Arturo Annecchino
assistente alla regia Giulia Barni
assistente alle scene Federico Biancalani
con la Compagnia Stabile del Teatro Metastasio:
Milena/ Valentina Banci
Vojin/ Mauro Malinverno
Andrija/ Francesco Borchi
Nadezda/ Elisa Cecilia Langone
un operaio/ Fabio Mascagni
Teatro Massimo
15-17 aprile 2011
Orario spettacoli
venerdì 15 ore 21
sabato 16 ore 17 e ore 21
domenica 17 ore 19
Biglietti
Platea Intero € 20 Ridotto €15
Loggia Intero € 15 Ridotto €10

La voglia di scappare e di allontanarsi dai luoghi in cui si è nati e cresciuti, per sfuggire ad un'identità che non si è scelta e con la quale si è comunque costretti a confrontarsi. Questo è uno dei temi preferiti dalla giovane scrittrice serba Biljana Srbljanovic e che sarà messo in scena al Teatro Massimo dal regista Paolo Magelli con la Compagnia Stabile del Teatro Metastasio.
Giochi di Famiglia ha luogo nella periferia degradata di una qualsiasi città europea e racconta di quattro bambini soli che giocano a fare gli adulti; ed è proprio aderendo alla cattiveria del mondo che ci circonda che questi bambini ci offriranno la possibilità di guardarci dentro l'anima oltrechè d'incontrarci con la brutalità che ognuno di noi nasconde dentro di sè.

"Nella produzione che ha come titolo di lavoro Trilogia di Belgrado parte I: Giochi di Famiglia intendo affrontare il mondo di una delle più interessanti drammaturghe europee, ormai conosciuta ovunque, Biljana Srbljanovic.
A Biljana sono legato da anni di profonda amicizia e collaborazione: per primo, nel 2001 ho realizzato nell'area linguistica francofona Supermarket, uno spettacolo messo in scena a Liegi al famoso Theatre de la Place e poi, con Barbelo, ultimo testo della Srbljanovic, ho vinto qualche mese fa il premio per la migliore regia al Festival di Novi Sad (Festival sulla drammaturgia dei paesi della ex Yugoslavia).
Il continente Srbljanovic è parzialmente inesplorato e merita una profonda analisi; per questo è mia intenzione affrontare, con la Compagnia del Teatro Stabile della Toscana, oltre a Giochi di Famiglia anche altri materiali che abbiamo appunto sistematizzato in un quaderno che, con il consenso di Biljana, abbiamo intitolato Trilogia di Belgrado I e II parte.
Quello che ci apprestiamo a realizzare è dunque un appassionante progetto di teatro che riteniamo di grande importanza non solo nella sua dimensione drammaturgica, ma anche nel suo aspetto filosofico e politico."
Paolo Magelli

Lettera dall'Azerbaijan-Baku, 24 febbraio 2011
BILJANA SRBLJANOVIC
Paolo è sicuramente fra i registi europei quello a me più caro. Un culto nella Ex Jugoslavia. E i suoi spettacoli li ho conosciuti profondamente dopo il suo "periodo belgradese" nei teatri di tutto il continente.
Nel 2001 mise in scena il mio Supermarket, e da un testo oggettivamente molto debole, riuscì a realizzare uno spettacolo eccezionale.
Ero davvero incantata, seduta sulle tribune di un immenso maneggio abbandonato a Liegi dove si recitava lo spettacolo.
Bevendo insieme sidro di amarene prima della Premiére, lui mi convinceva con quei suoi occhi incassati in quella sua testona, di non aver cambiato niente nel testo.
E io, dopo, guardando lo spettacolo, mi sono accorta che per fortuna AVEVA cambiato tutto e che proprio quel cambio era geniale.
Lui aveva trovato esattamente quella emozione con la quale io avevo cercato inutilmente di colorare quella mia pièce. Io non c'ero riuscita scrivendola.
E pensare che prima di cominciare a scriverne avevo parlato tanto con gli amici e avevamo tanto condiviso quel mio sentimento che mi aveva spinto a scrivere il racconto su un deluso, falso, dissidente della ormai scomparsa Europa dell'est.
Di quel dissidente che per esistere in occidente aveva dovuto inventarsi un'esistenza falsificata.
Quanto è nauseante quella insistenza dei media europei che ti perseguitano quando ti domandano del sangue versato, delle rivoluzioni spettacolari e delle tragedie, che spesso nulla hanno a che vedere con la tua creatività o con il tuo talento. Anche quel modo mirato di chiedere le cose è una dimostrazione di una nuova xenofobia, di una inedita forma di nazionalismo.
In breve, quando a loro serve un Serbo cattivo, ecco che vi chiamano, oppure constatano guardandovi, pensate un po', sempre e perchè a loro serve: "Ma allora è vero che le donne Serbe conoscono le lingue e praticano l'igiene orale?".
Poi vi richiamano e per completare la loro falsa diagnosi del mondo, vi informano che l'umanità è divisa in Nazioni selvagge e in Nazioni gentili, niente altro; e che così vanno le cose nel mondo e che quella è la nostra realtà.
Ecco, per tutto quel mescolo di schifezze e tristezza contro quell'eterna posizione delle "culture in conflitto", proprio per quello avevo scritto quel testo così complicato.
Paolo allora sulla scena condivise con chiarezza con me quelle idee e non soltanto le mie dimensioni cerebrali, che sono così poco interessanti in teatro. Da allora ci amiamo e ci inseguiamo nel nostro lavoro.
Abbiamo avuto tante occasioni creative insieme, ma io penso che mai una sia stata importante come questa. E ora mi interessa da morire come cercherà di convincermi che anche stavolta non ha cambiato nulla nel mio testo.
Lascerò che si affanni mentre mi spiega, tanto quella è l'unica cosa che posso fare.
