di Stefano Massini
con Ottavia Piccolo
Musiche per arpa eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi
Coordinamento artistico dello spettacolo di Silvano Piccardi
La Contemporanea
Teatro Massimo
3-5 novembre 2011 ore 21
Il saluto che qui
in Cecenia
si scambiano per
strada, ancora oggi,
non è "buongiorno",
"buonasera" o
"Dio ti benedica".
Ma"ti auguro
libertà".
Dopo il crollo del regime sovietico, la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia.L'assassinio di Anna Politkovskajaha allungato un'ombra terribile su questa illusione. Anna non era una militante politica, era una giornalista. Una giornalista e una donna determinata solo a portare avanti, con tenacia, il proprio mestiere. Il suo fu uno sguardo aperto, senza prevenzioni né compromessi, su quanto avveniva nel suo paese, a partire dalla lontana Cecenia fino ai momenti più terribili della recente storia russa (dalla strage al Teatro Dubrovka di Mosca a quella nella scuola di Beslan). Se il vecchio potere sovietico, per imporre il proprio controllo su ogni forma di dissenso, si sentiva in dovere di costruire leggi, tribunali e processi speciali, che legittimassero l'accanimento repressivo, il nuovo sistema di potere, per eliminare la presenza scomoda del "punto di vista" libero di questa donna, ha agito come un qualsiasi potere mafioso, affidandosi clandestinamente a dei killer senza volto. La vita di Anna è diventata qualcosa di unico e di emblematico, in cui la vicenda personale e professionale ha finito con l'assumere un valore simbolico: in questa "civiltà", fare pura e semplice cronaca significa essere già in prima linea, esposti quindi a tutte le forme di rappresaglia, dalla più indiretta, silenziosa e segreta, alla più mirata e tragica. Affrontando il testo di Stefano Massini, mi resi conto che si trattava di restituire al pubblico, nella forma più diretta, più semplice, più anti-retorica possibile, il senso della scelta di verità compiuta da una giornalista che volle andare a vedere dentro gli eventi, per restituircene, con sguardo limpido e coraggioso, personaggi e vicende. Un semplice tavolino, le scarne azioni sceniche, il variare delle atmosfere sottolineate dai mutamenti spaziali suggeriti dalle luci, era dunque tutto ciò cui ci saremmo affidati, per evocare, dalla ristretta postazione di un palcoscenico, un intero mondo di eventi e di emozioni. Fino alla tragedia.
Silvano Piccardi

(Ottavia Piccolo)
Ho scritto Donna non rieducabile adattando in forma teatrale brani autobiografici ed articoli di Anna Politkovskaja. Non ho voluto raccontare la "storia
di Anna": non mi interessava. Il mio unico obiettivo era restituire dignità teatrale ad una sensazione che mi aveva colpito nel primo avvicinamento ai testi della Politkovskaja: la loro feroce immediatezza. La loro portata fotografica. Ho tentato così di costruire un album di immagini, una carrellata di esperienze in presa diretta, una galleria di zoom su precise situazioni, atmosfere, solo talvolta stati d'animo. Ne è nato un collage di quasi venti quadri. Ogni volta che il quadro inizia il pubblico non sa niente: viene brutalmente scaraventato dalle parole in un determinato contesto che non conosce e che sta a lui ricostruire dai particolari. Direi che non si tratta di un testo "su Anna Politkovskaja", bensì di un viaggio "negli occhi di Anna Politkovskaja".
Stefano Massini
