Sarabanda

di Ingmar Bergman
traduzione Renato Zatti

regia Massimo Luconi

scene Daniele Spisa, Massimo Luconi
costumi Sabrina Chiocchio
musiche originali Mirio Cosottini
progetto luci Roberto Innocenti
con Giuliana Lojodice, Massimo De Francovich, Luca Lazzareschi, Clio Cipolletta

Teatro Metastasio Stabile della Toscana/Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato

Teatro Massimo
18-20 novembre 2011
18 e 19 ore 21
20 ore 19


(Giuliana Lojodice e Massimo De Francovich)

Ci hanno insegnato
tutto, ma non ci
hanno detto nulla
sui sentimenti.
Ingmar Bergman

 

Il mistero dell'amore e dell'odio, il conflitto tra padri e figli, che si consuma tra indifferenza e attaccamento morboso, i fantasmi e gli spettri dei ricordi che non permettono di pacificarsi: sono questi i temi di Sarabanda, l'ultimo lavoro del grande maestro svedese; un vero e proprio compendio della poetica bergmaniana, forse il più rarefatto e puro a livello di scrittura. Ingmar Bergman che aveva trovato nel cinema "una illusione progettata sin nei minimi dettagli" trova la sua grandezza di autore contemporaneo nella perfetta drammaturgia e nella purezza delle immagini di un cinema che può essere teatro e viceversa. Come dimostra questo capolavoro degli addii, dove, più maturi, più acuti, più crudeli si confrontano trent'anni dopo gli stessi personaggi di Scene da un matrimonio, uno dei suoi film più noti, quello in cui si coagula e si riconosce chiaramente l'esperienza biografica di Bergman. Grazie a un notevole potere di sintesi, Bergman riesce in poche pagine a svelare le grandezze e le miserie dell'animo umano, rega-landoci, soprattutto nelle figure femminili, dei personaggi straordinari. Tutto è condotto sotto l'ombra della tragedia in Sarabanda; Bergman, ancora di più dei suoi riferimenti stilistici, che sono chiaramente il grande teatro di Ibsen e Strindberg, è spietato nell'analizzare il mondo delle relazioni umane e familiari. Le relazioni sono figlie di un disamore che nasce dall'impossibilità di amare come dato esistenziale e storico-sociale (dice Johan, l'anziano protagonista: "Ci hanno insegnato tutto, ma non ci hanno detto nulla sui sentimenti"). Sarabanda è un'opera magistrale sull'autismo dei sentimenti, ma anche un canto appassionato sul dolore per la mancanza d'amore. In questo capolavoro del teatro dei sentimenti ci sono tutte le cose importanti che attraversano l'opera di Bergman: il mistero, la vita, la morte, la ricerca di Dio. La riduzione teatrale di Sarabanda, in prima esecuzione assoluta per il teatro italiano, conserva quasi integralmente la sceneggiatura originale basandosi su una drammaturgia che, seppur scritta perla macchina da presa, è perfetta nei ritmi e nelle scansioni teatrali, con una scrittura limpidissima che è nello stesso tempo altissima letteratura e imponente sguardo morale sulla solitudine della nostra società.

 

INGMAR BERGMAN (1918-2007) è uno dei maestri indiscussi del cinema mondiale. Debutta come drammaturgo per affermarsi poi come regista di cinema (il primo successo internazionale è Il settimo sigillo nel 1956) e di teatro (alla fine degli anni Sessanta viene chiamato alla direzione del Kungliga Dramatiska Teatern di Stoccolma, il Teatro Reale svedese). Sarabanda, girato trent'anni dopo Scene da un matrimonio (1973), con gli stessi protagonisti
(Erland Josephson e Liv Ulmann), da cui riprende temi e personaggi, sarà il suo ultimo film. Bergman muore all'età di 89 anni nell'isola di Fårö, dove si era stabilito a vivere.

 

Biglietti
platea € 20 intero - € 15 ridotto
loggia € 15 intero - € 10 ridotto