Senza prigioni, senza processi
uno spettacolo di Ascanio Celestini
Teatro Massimo
dal 12 al 14 ottobre 2011 ore 21
Fabbrica Srl / Teatro Stabile dell'Umbria
i morti e gli ergastolani hanno una cosa in comune,
non temono i processi.
I morti perché non possono finire in galera.
gli ergastolani perché dalla galera non escono più

(Ascanio Celestini)
Sul teatro di Ascanio Celestini si è detto molto e ogni suo debutto è salutato ormai come un vero evento. Narratore puro, si è imposto con grazia parlando di storie di semplici, di popolani, di lavoratori, di malati di mente. Il suo nuovo lavoro resta coerente con questa ispirazione, pur proiettandosi nella Storia con la esse maiuscola. Lo spettacolo prende spunto dalla vicenda esaltante e drammatica della Repubblica Romana, della durata di soli sei mesi, dal 9 febbraio al 4 luglio 1849, un momento fra i più significativi nella storia dell'unificazione italiana, durante il quale si misero alla prova le idee
democratiche di stampo mazziniano (suffragio universale, abolizione della pena di morte, libertà di culto, restituzione dei beni ecclesiastici al popolo) che troveranno pieno compimento soltanto un secolo più tardi. Protagonisti di questa breve stagione di libertà furono i giovanissimi Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi, Giuseppe Garibaldi, Goffredo Mameli. «La mia intenzione però non è raccontare la storia di 150 anni fa - precisa l'attore - Non sono uno storico e non voglio fare una cronaca. Il vero protagonista è un detenuto di oggi, forse degli anni Settanta, che per le mani ha un solo libro da leggere, gli scritti di Mazzini. E così rifacendosi al suo pensiero cerca di ricostruire e dare un senso alla propria storia. I primi anni delle lotte risorgimentali sono stati di lotta armata e galera, Mazzini stesso ha affrontato la detenzione e l'esilio. Per molto tempo è stato ben altro che un eroe della patria, ma un nemico, un terrorista, un personaggio da eliminare. Ma anche un esule, un vagabondo, uno sconfitto. La memoria ci consegna spesso l'idea che i grandi protagonisti della storia siano stati eroi e vincenti, e tuttavia non è così». Il sottotitolo Senza prigioni, senza processi è una citazione mazziniana: nella Repubblica romana, anche se per poco, ci fu un governo democratico, si votò per la scuola pubblica e laica, per la libertà di culto e contro la religione di Stato, si sancì che il lavoro è un diritto e nacque la Costituzione che cento anni dopo diventerà quella dellaRepubblica italiana. Poi tornò il Papa e ripristinò censura e ghigliottina, stracciò la Costituzione e processò tremila cittadini. «Luigi Cardullo, ex direttore del super carcere dell'Asinara - ricorda Celestini - sosteneva che la prigione è il cuore dello Stato. E ne è anche lo specchio. Nelle carceri risorgimentali, così come negli anni Settanta, c'era, in qualche misura, una grande vitalità: circolavano idee, e queste idee mettevano in contatto strati sociali diversi. Oggi le nostre carceri ci parlano di immigrati, tossicodipendenti, problemi sanitari. Io le prigioni vorrei vederle vuote...»
Chi ruba una mela finisce in galera anche se molti pensano che rubare una mela è un reato da poco. E chi ruba due mele? Chi ne ruba cento? Quando il furto della mela diventa un reato? C'è un limite? C'entra con la qualità della mela? La legge è uguale per tutti e i giudici non si mettono a contare le mele. La statua della giustizia davanti al tribunale ha una bilancia in mano, ma entrambi i piatti sono vuoti. Non è una bilancia per pesare la frutta.
Biglietti
platea € 20 intero - € 15 ridotto
loggia € 15 intero - € 10 ridotto
